Il Sitema dei Nomi a Dominio nell’era del Domain Grabbing

Presentazione della tesina disponibile su http://dns.wyth.it/.
Segue introduzione al DNS Domain Name System.

albero-dnsInternet è nato grazie anche all’introduzione del Sistema dei Nomi a Dominio. Il ruolo di questa architettura oggi è molto svalutato se non secondario. La gestione vera e propria dei grandi name server è destinata a pochi eletti fortunati tanto quanto la comprensione dei complessi meccanismi che giacciono nei meandri di questo formidabile sistema. Eppure nulla sarebbe sorto se tale innovazione non fosse introdotta e chi sa che aspetto avrebbe ottenuto la gigantesca rete mondiale di cui ARPAnet è il principale predecessore. Così, oggi, gran pochi si avventurano nel gestire name server propri e anche questi solo per questioni generiche. Ancora meno persone sanno dei reali predecessori di questo sistema e di come esso si è evoluto nel tempo. Per tali motivi DNS e l’organizzazione dell’attuale spazio dei nomi a dominio in Internet è il tema centrale che questa trattazione intende approfondire.

Nonostante il Sistema dei Nomi a Dominio abbia ovviato ad un’enormità di problemi collegati ai suoi predecessori (trattati successivamente) esso ha creato nuovi problemi precedentemente non valutati. Sono passati quasi tre decenni dalla sua prima comparsa e in tutto questo tempo si sono potuti sottolineare con chiarezza non solo gli aspetti positivi ma anche quelli negativi. Resta ancora da chiarire chi e come debba gestire gli spazi dei nomi principali (gTLD1 e ccTLD2). Così, nel 2013 il dominio .EDU3, destinato a tutti gli enti statali che offrono servizi di istruzione, resta esclusivamente riservati agli Stati Uniti. La gestione viene oggi fatta da una moltitudine di organizzazioni statali ma anche da monopoli commerciali per quel che riguarda i gTLD, organizzazioni che dovrebbero avere influsso internazionale eppure appaiono ancora legate esclusivamente all’interesse degli Stati Uniti (va ricordato il caso di Verisign e delle sue politiche poco chiare riguardo ad alcuni domini fasulli .COM – problema verrà trattato nel paragrafo destinato a “domini parcheggiati”).

Ma il DNS è anche uno strumento di oppressione e censura. In Cina, negli ultimi anni, soprattutto per la grande diffusione di Internet nelle famiglie della Repubblica Popolare, sono state implementate tecniche avanzate di censura per contenuti scomodi. Il governo ha sottoposto la rete cinese ad una serie di provvedimenti mediante l’oscuramento di determinati indirizzi IP ed al contempo ha anche attivato name server contenenti zone “decimate”: ciò significa che tutta una serie di nomi a dominio sono stati disabilitati e fatti dirottare su specifiche pagine governative. La stessa Google, oggigiorno azienda leader in Internet, ha pubblicamente esposto le sue preoccupazioni circa il rispetto del diritto alla riservatezza e della libertà di espressione dei suoi clienti sottolineando la necessità di accedere a un’informazione non censurata. Numerosi siti web, inclusi quelli che trattano di diritti umani come il sito di Amnesty International, sono oscurati perché considerati politicamente sensibili dalle autorità.

In particolare non si intende trattare la censura mediante DNS e abilitazione di altri servizi analoghi destinati a sopprimere l’opinione popolare, ma si intende indagare su un altro problema ben più grave: se intendessimo registrare presso il gigantesco database mondiale dei nomi a dominio un nome che però risulta già registrato? Il suo attuale proprietario non è un organizzazione governativa o un concorrete inteso nel classico  contesto economico/aziendale, bensì una pagina vuota, una pagina ricca di pubblicità e pressoché del tutto inutilizzata… Tale fenomeno è noto come domain grabbing, cioè l’accaparramento del nome di dominio. Nella maggior parte dei casi si tratta di malintenzionati che acquistano considerevoli quantità di dominio a prezzi bassissimi per rivenderli anche a decine di migliaia di euro a chi invece intende sfruttare realmente ciò che in Internet ha un’importanza vitale. La consapevolezza con la quale il malintenzionato registra ed utilizza il nome altrui per comporre un indirizzo Internet di un sito web, approfittando della mancata registrazione dello stesso o di sue varianti, è uno degli elementi che concorrono a perfezionare condotte illecite, previste e sanzionabili dal nostro ordinamento giudiziario. L’uso illecito del nome altrui può causare un danno all’immagine del legittimo detentore e proprietario che nel caso di realtà commerciali può tradursi anche in consistenti danni economici. Il domain grabber è particolarmente attento nella selezione dei suoi ostaggi telematici, registrando nomi di dominio riconducibili a particolari eventi o personaggi famosi al fine di sfruttarne, da un lato la popolarità per aumentare le visite sul relativo sito promuovendo prodotti commerciali o altra pubblicità, dall’altro per denigrare o fare della satira su taluni personaggi, data la lentezza con cui un eventuale processo potrebbe intervenire, i danni all’immagine possono diventare particolarmente rilevanti.

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